Waiting for …ma anche no!

ferragosto

Ma anche no. E qui andrebbe anche bene il “ma anche no” espresso all’ennesima potenza, la non quantificabile ennesima potenza che è sempre e ancora troppo poco per esprimere tutto il mio disappunto.

Pensavo di averla fatta franca almeno per quest’anno e invece mi sa che mi hanno incastrato ancora una volta.

Antefatto di tre giorni fa. Dialogo telefonico tra nipote di qualche anno oltre i venti e zia un po’ anaffettiva, con annessa gamba tagliata e qualche decennio in più sulle spalle:

Nipote: Zia, sei a casa stasera? O vieni dalla nonna?

Zia: (… ehm) Penso di stare a casa. Perchè?

Nipote: Ah … se stai a casa allora ti vengo a salutare.

Zia: Perchè? Parti?

Nipote: No … così.

Zia: Va bene allora. Passa quando vuoi.

Fatto sempre di tre giorni fa. Visita del nipote di qualche anno oltre i venti alla zia un po’ anaffettiva, con annessa gamba tagliata e qualche decennio in più sulle spalle.

Scena: soggiorno di casa scompigliato come sempre. Compagno stravaccato sul divano. Nipote seduto su piccola spiaggina scomodissima con schienale di tela a righe blu, rosse e gialle. Zia seduta su sedia Ikea di quelle che se non ci stai attenta perdono lo schienale sempre male incastrato e cuscino con le piume tutte appollottolate da un lavaggio troppo intenso in lavatrice e centrifuga a 1.500 rpm (revolutions per minute), il massimo della scomodità come dire … siamo nati per soffrire.

Nipote: Zi? E per Ferragosto avete parlato?

Zia: Sì, ne ho parlato con la nonna. Mi sa che io non vengo … siete in troppi e dove ci mettiamo? So che c’è A e poi B e anche C, D non sa se viene, F verrà con tutto il seguito di cani e gatti, G si porta appresso H e L ed M ed N… insomma mi sa che quest’anno salto.

Nipote: Zi, ma ne hai parlato con la mamma? Guarda che ci stiamo, sa?

Zia: No, non ho ancora parlato. Ne parleremo magari domani.

Nipote: Sì, zi. Parlatene. Sai che ci tengo no? Ferragosto è ferragosto …

Zia (tra sè e sé): Eh già ferragosto è sempre ferragosto … come dire ancora una volta: Siamo nati per soffrire.

E visto che il post sta per superare il limite che mi sono autoimposta ché è vero che siamo nati per soffrire ma non posso annoiarvi con tutti questi miei sproloqui, d’ora in poi sarò brevissima. Ieri è venuta mia sorella con il marito a pranzo da me e appena si è sfiorato l’argomento Ferragosto e la possibilità che io quest’anno possa defilarmi: tragedia. Si è rabbuiata tutta. Neanche le stessi dicendo che ho un cancro e che  mi restano appena tre mesi di vita. Mi ha detto che questo proprio non lo posso fare, non tanto a lei o alle altre sorelle, non tanto per B,C,D,F,G,H,L,M,N … quanto per la mamma. E così ci risiamo. Mi hanno incastrato ancora una volta. Chi ha incastrato la zia, la sua dannatissima gamba tagliata e il compagno? La mamma, ovviamente!

P.S. “Tra il pranzo di famiglia e il funerale, preferisco il funerale. C’è un idiota in meno”.

101 Reykjavik, film che ho visto ieri sera. Bellissimo.

Per restare più in tema invece “Pranzo di Ferragosto”, anche questo assolutamente da vedere.

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