Sometimes like butterflies

Butterflies were made to fly
I’ve got to be free
Sometimes like butterflies…..

Frammento 2. Mendoza

Nei giardini di Mendoza passammo ore spalmando dulce de leche su cracker salati. Quando sulle nostre parole scese la sera, bevemmo del vino bianco e ghiacciato sotto una luna bruna. Poi, sferragliando, il treno arrivò al capolinea. Io scesi, confondendomi tra i tanti passanti.

P.S. Il post è solo un pre-testo per introdurre una tra le canzoni più belle di Paolo Conte.

Mucca spiaggiata

Mucca

Mucca spiaggiata

Oggi la mia solita passeggiata sulla battigia mi ha riservato una brutta sorpresa: una mucca spiaggiata. Vedetela bene la foto nei dettagli. La parte bianca a filamenti era il corpo. Se non ci fosse stata la testa sarebbe stato ben difficile identificarla per quello che è o che era. A riguardare la foto, non ritrovo che l’un per cento dell’orrore che mi ha preso alla vista di questo spettacolo. Come sarà finita in mare? L’ipotesi più verosimile è che sia morta durante un’operazione di trasporto bestiame e che sia stata gettata in mare subito appresso. Bastardi. Mò pure le mucche gettiamo a mare! Bastardi.

Amiche

Amiche

Amiche

E’ la mia ultima opera ed è una copia di una mia copia di Klimt. Insomma un quadro di secondo grado. Qualcuno che mi segue da un po’ ha già visto la prima. Ora le mettiamo a confronto:

Amiche a confronto

Amiche a confronto

Io amo questi due quadri in modo viscerale. Ritrovo in loro tutto quello che è l’amicizia per me. Siccome ultimamente verbalizzo poco e parlo per la maggior parte del tempo per immagini, vi spiego cos’è per me amicizia attraverso le parole di uno dei più grandi scrittori contemporanei: Tahar Ben Jelloun.

Ali, questa lettera, la porto in me da anni. La leggo e la rileggo senza averla scritta. A partire dal giorno in cui mi è stata annunciata la gravità del male che mi corrodeva, sapevo che dovevo risparmiarti. Troverai questo comportamento ingiusto o strano. Ci avevamo messo più di trent’ anni a costruire questo legame, e non volevo che la malattia, la sofferenza, il dolore lo travolgessero. Perché, vedi, sono tuo amico e ho fatto con te ciò che avrei voluto tu facessi con me se la malattia avesse avuto la tracotanza di colpirti. Ebbi questa idea nel momento in cui iniziai a vedere tutto nero, quando non avevo ancora realizzato che la morte era nella vita e che andarsene non doveva in alcun modo penalizzare i vivi~La morte sono queste ore di attesa in una sala in cui devono chiamarti per farti un esame. La morte è la lettura delle analisi, il confronto dei numeri, è l’ evoluzione di ciò che è sconosciuto. La morte è il silenzio e l’ abisso che temi, li vedi avvicinarsi e inghiottirti. Non potevo evitare questo lutto e questo dolore a mia moglie e ai miei figli. Ma a te avevo la possibilità di evitarlo, attraverso un semplice litigio voluto, una messa in questione della tua onestà, sapendo che era il tuo punto debole. Dovevo allontanarti, lasciarti lontano coi tuoi dubbi, i tuoi interrogativi, la tua sensibilità violentata, con un senso profondo di ingiustizia. Allontanandoti dalla nostra amicizia, ti allontanavi dalla morte e cambiavi pagina~ La tua intelligenza, la tua forza di convinzione potevano far saltare il mio piano. Volevo evitarti la condivisione della morte, perché, conoscendoti, sapevo che tu saresti stato lì, a vivere tutti gli istanti di evoluzione del male, saresti stato accanto a me, accompagnandomi fino in fondo, e avrei letto nel tuo sguardo l’ avvicinarsi della fine, tu eri lo specchio che io non riuscivo a guardare, per debolezza, per una vanità straziata, forse anche lo confesso per una gelosia orrenda e indegna di noi; il tuo viso si sarebbe posto tra la malattia e la morte, alla frontiera dell’ abisso; avrei visto sul tuo viso l’ inizio di un grande sonno, ti ricordi il film con Humphrey Bogart?~ Abbiamo vissuto dei momenti di intensa attività soprattutto quando eravamo nelle mani di quegli idioti di militari che ci parlavano un francese approssimativo perché non riuscivano a parlare diversamente e la cosa faceva parte dell’ umiliazione che ci costringevano a subire. Tu eri forte perché sventavi tutti i loro piani di vessazione. Io mi fidavo di te. Ci completavamo a vicenda, perché io ero forte a parole, sapevo tenergli testa e, al bisogno, sapevo battermi fisicamente. I colpi, tu li ricevevi ma non sapevi renderli. Tu eri cerebrale, io fisico~ Mi sei mancato molto, soprattutto i primi anni in Svezia. Avevo voglia di farti scoprire questo paese, di condividere con te le esperienze della vita quotidiana, di discutere con te il loro modo di vivere, la loro fredda razionalità, la loro grande gentilezza, la loro cultura del rispetto, in breve: tutto ciò che manca nel nostro caro paese~ Ho approfittato della situazione geografica per visitare i paesi vicini. Ho avuto un debole per la Danimarca. Ovunque ho incontrato persone del nostro paese, alcuni esuli o esiliati politici, altri lì per lavoro, con la loro vita in quell’ angolo di mondo. Tutti mi dicevano la stessa cosa: il Marocco gli mancava anche se avevano sofferto. è strana questa relazione forte e nevrotica che abbiamo con la nostra terra natale; guarda me, che ho voluto morire nel mio paese. Forse per i nostri cimiteri. Le tombe sono disposte a caso. C’ è un disordine che non disturba nessuno. I bambini ti propongono di annaffiare la tomba che sei venuto a visitare, i contadini leggono il Corano mangiandosi la metà delle parole per la fretta e guadagnarsi comunque dieci dirham. I nostri cimiteri fanno parte della natura e non sono tristi. Se vedessi quello di Stoccolma! Freddo, ordinato, triste~ Ti ricordi quando hai avuto la tua crisi di ateismo? Mi dicevi che avresti fatto in modo di dare ai tuoi figli dei nomi di albero o di fiore. Rifiutavi qualunque riferimento religioso. Dopo hai superato questa rigidità; l’ hai sostituita con un’ altra: non sopportavi l’ ipocrisia sociale. Sull’ essenziale eravamo sempre d’ accordo~ Ho fatto fatica in questi anni di rottura. Molte volte sono stato sul punto di prendere un aereo e venire a trovarti a Tangeri per spiegarti cosa avevo fatto. Non ne ho avuto il coraggio, e poi era troppo tardi. Credevo nella mia decisione, e non avrei cambiato idea~ In questo momento, ti rendo tutto ciò che ti devo. La nostra amicizia è stata una bella avventura. Non si ferma con la morte. Fa parte di te, che vivi. Mohamed, Tangeri, luglio 2003-gennaio 2004

TAHAR BEN JELLOUN

Lilith

Oggi ho smesso di fumare. Che brava, eh? Ho smesso di fumare dalle 12.30 alle 16.30. Dalle 12.30 alle 15.30 è stato facile. Non ho avuto crisi di astinenza. Dormivo. Dalle 15.30 alle 16.30, ho pensato a tutti i buoni motivi che avevo per smettere. Alle 16.35 ho voluto fumarne almeno un’ultima, una sorta di addio a questa compagna fedele. Dopo l’ultima poi ne è venuta qualche altra ancora. La verità è che sono ammalata nella volontà. Molto ammalata. Se pensate che non ho ancora passato la vernice protettiva sulle pietre e ne è passato di tempo da quando l’ho comprata, almeno qualche mese. E’ così che mi perdo le cose della vita io, per incuria. Ho sempre qualcosa di meglio da fare. Oggi per esempio ho dato alla luce la mia Lilith:

Svirgola's Lilith

Svirgola’s Lilith

Ho un problema con il tempo. Mi sembra sempre troppo poco.