La Cura (del sonno)

Mentre il mondo impazza tutto attorno a me io ho iniziato la mia settimana di riposo assoluto. Me ne spettano due in tutto l’anno, una a gennaio ed una ad agosto. In quel delle Marche in queste due settimane, io dormo. Già ieri in treno mi sono fatta 5 ore su poco più di sei di sonno profondo. E poi di notte, presto, fino a stamattina … sonno. Il caldo (dis)turba un po’. All’una mi sono svegliata che il mio corpo era un tutto unico sudaticcio con le lenzuola e solo una pala sulla testa mi ha consentito di arrivare fino al mattino. Pensando di trovare un minimo di refrigerio verso le sette io e il compagno ci siamo fatti una passeggiata di un’oretta scrutando il cielo in cerca di una implausibile promessa di pioggia. C’erano due nuvolette che. però, non hanno mantenuto la flebile promessa.

Monte Conero da Cittadella

Monte Conero da Cittadella (Ancona)

Viaggio con bagaglio minimo. Non ho pietre, nè pennelli, nè matite nè alcunchè. Giusto un libro con me che intendo leggere ché mi sa che è proprio un gran libro.Palazzo YacoubianLo leggo oggi tra una pennichella e l’altra. Quest’anno, tra tutti i vari passatempo che mi sono inventata, ho trascurato la lettura. Provo a rimediare

Amiche

Amiche

Amiche

E’ la mia ultima opera ed è una copia di una mia copia di Klimt. Insomma un quadro di secondo grado. Qualcuno che mi segue da un po’ ha già visto la prima. Ora le mettiamo a confronto:

Amiche a confronto

Amiche a confronto

Io amo questi due quadri in modo viscerale. Ritrovo in loro tutto quello che è l’amicizia per me. Siccome ultimamente verbalizzo poco e parlo per la maggior parte del tempo per immagini, vi spiego cos’è per me amicizia attraverso le parole di uno dei più grandi scrittori contemporanei: Tahar Ben Jelloun.

Ali, questa lettera, la porto in me da anni. La leggo e la rileggo senza averla scritta. A partire dal giorno in cui mi è stata annunciata la gravità del male che mi corrodeva, sapevo che dovevo risparmiarti. Troverai questo comportamento ingiusto o strano. Ci avevamo messo più di trent’ anni a costruire questo legame, e non volevo che la malattia, la sofferenza, il dolore lo travolgessero. Perché, vedi, sono tuo amico e ho fatto con te ciò che avrei voluto tu facessi con me se la malattia avesse avuto la tracotanza di colpirti. Ebbi questa idea nel momento in cui iniziai a vedere tutto nero, quando non avevo ancora realizzato che la morte era nella vita e che andarsene non doveva in alcun modo penalizzare i vivi~La morte sono queste ore di attesa in una sala in cui devono chiamarti per farti un esame. La morte è la lettura delle analisi, il confronto dei numeri, è l’ evoluzione di ciò che è sconosciuto. La morte è il silenzio e l’ abisso che temi, li vedi avvicinarsi e inghiottirti. Non potevo evitare questo lutto e questo dolore a mia moglie e ai miei figli. Ma a te avevo la possibilità di evitarlo, attraverso un semplice litigio voluto, una messa in questione della tua onestà, sapendo che era il tuo punto debole. Dovevo allontanarti, lasciarti lontano coi tuoi dubbi, i tuoi interrogativi, la tua sensibilità violentata, con un senso profondo di ingiustizia. Allontanandoti dalla nostra amicizia, ti allontanavi dalla morte e cambiavi pagina~ La tua intelligenza, la tua forza di convinzione potevano far saltare il mio piano. Volevo evitarti la condivisione della morte, perché, conoscendoti, sapevo che tu saresti stato lì, a vivere tutti gli istanti di evoluzione del male, saresti stato accanto a me, accompagnandomi fino in fondo, e avrei letto nel tuo sguardo l’ avvicinarsi della fine, tu eri lo specchio che io non riuscivo a guardare, per debolezza, per una vanità straziata, forse anche lo confesso per una gelosia orrenda e indegna di noi; il tuo viso si sarebbe posto tra la malattia e la morte, alla frontiera dell’ abisso; avrei visto sul tuo viso l’ inizio di un grande sonno, ti ricordi il film con Humphrey Bogart?~ Abbiamo vissuto dei momenti di intensa attività soprattutto quando eravamo nelle mani di quegli idioti di militari che ci parlavano un francese approssimativo perché non riuscivano a parlare diversamente e la cosa faceva parte dell’ umiliazione che ci costringevano a subire. Tu eri forte perché sventavi tutti i loro piani di vessazione. Io mi fidavo di te. Ci completavamo a vicenda, perché io ero forte a parole, sapevo tenergli testa e, al bisogno, sapevo battermi fisicamente. I colpi, tu li ricevevi ma non sapevi renderli. Tu eri cerebrale, io fisico~ Mi sei mancato molto, soprattutto i primi anni in Svezia. Avevo voglia di farti scoprire questo paese, di condividere con te le esperienze della vita quotidiana, di discutere con te il loro modo di vivere, la loro fredda razionalità, la loro grande gentilezza, la loro cultura del rispetto, in breve: tutto ciò che manca nel nostro caro paese~ Ho approfittato della situazione geografica per visitare i paesi vicini. Ho avuto un debole per la Danimarca. Ovunque ho incontrato persone del nostro paese, alcuni esuli o esiliati politici, altri lì per lavoro, con la loro vita in quell’ angolo di mondo. Tutti mi dicevano la stessa cosa: il Marocco gli mancava anche se avevano sofferto. è strana questa relazione forte e nevrotica che abbiamo con la nostra terra natale; guarda me, che ho voluto morire nel mio paese. Forse per i nostri cimiteri. Le tombe sono disposte a caso. C’ è un disordine che non disturba nessuno. I bambini ti propongono di annaffiare la tomba che sei venuto a visitare, i contadini leggono il Corano mangiandosi la metà delle parole per la fretta e guadagnarsi comunque dieci dirham. I nostri cimiteri fanno parte della natura e non sono tristi. Se vedessi quello di Stoccolma! Freddo, ordinato, triste~ Ti ricordi quando hai avuto la tua crisi di ateismo? Mi dicevi che avresti fatto in modo di dare ai tuoi figli dei nomi di albero o di fiore. Rifiutavi qualunque riferimento religioso. Dopo hai superato questa rigidità; l’ hai sostituita con un’ altra: non sopportavi l’ ipocrisia sociale. Sull’ essenziale eravamo sempre d’ accordo~ Ho fatto fatica in questi anni di rottura. Molte volte sono stato sul punto di prendere un aereo e venire a trovarti a Tangeri per spiegarti cosa avevo fatto. Non ne ho avuto il coraggio, e poi era troppo tardi. Credevo nella mia decisione, e non avrei cambiato idea~ In questo momento, ti rendo tutto ciò che ti devo. La nostra amicizia è stata una bella avventura. Non si ferma con la morte. Fa parte di te, che vivi. Mohamed, Tangeri, luglio 2003-gennaio 2004

TAHAR BEN JELLOUN

Luisa e il silenzio

Tra l’una e le due di stanotte ho finito di leggere il mio primo libro dell’anno.  Avevo letto anni fa un altro piccolo libretto dello stesso autore: Gli amori degli adulti. Mi era piaciuto. Luisa e il silenzio è un libro triste e duro come dura e triste è la solitudine degli adulti. Sicuramente ben scritto, non saprei dire se mi è piaciuto.  Un libro grigio. Mi mancano i colori di Svirgola e le pietre. Non potevo mica portarmeli in viaggio. Cosicchè mi tocca fare altro in questi giorni. La stanza è ingombra di pacchi, pacchetti, buste e bustine. Questa è stata la settimana degli acquisti. Sono piena di cose nuove e carine che ancora non mi appartengono. Approfitto sempre di questi giorni fuori per rinnovare un po’ l’armadio. Una volta tornati al paesello, di mare e pietre torneremo ad occuparci.  C’è poco da spendere lì fuori stagione. Solo l’essenziale. Sono talmente disabituata alle compere che non ho la pazienza del cercare e dello spendere. E’ un mero adempimento ed è così che spesso mi carico di capi che non sono esattamente nelle mie corde e talvolta neanche nelle mie taglie perchè per fare in fretta non provo e misuro ad occhio. Mah …

Ancora qualche giorno e poi si torna alla vita consueta. Io non l’ho aspettata la mezzanotte ieri. Mi sottraggo a certi riti di cui davvero molto poco mi importa. Quando il compagno è arrivato a letto ieri e mi ha fatto gli auguri gli ho solo mugugnato che avevo sonno. Poi all’una una telefonata importuna a cui non si è risposto mi ha riportato al libro di Piersanti. Triste. Duro. Con questo libro sono entrata nel 2017. Mi piace questo numero  … 2017. E’ un numero dispari ed io ho una speciale predilezione per i numeri dispari. Chissà perchè. Mi piacciono di più. E con questo passo e chiudo il mio primo post dell’anno.

Pietra di pazienza

Bellissimo romanzo di Atiq Rahimi da cui è stato tratto l’omonimo film, film bello quasi quanto il romanzo che l’ha ispirato, Pietra di pazienza, che vi consiglio caldamente, mi offre il destro per mettervi al corrente di quello che è il mio ultimo progetto, il progetto ambizioso cui accennavo qualche post fa. Eh lo so bene che più di qualcuno tra voi non ci dorme più la notte tentando di immaginare la prossima “impresa” di Svirgola, vero T.? E’ tutta mia la colpa? E anche tu Francesca, non è che le difese immunitarie ti sono crollate tutte all’improvviso per lo sforzo di immaginare il progetto svirgoliano?  Uscendo da questo svirgolacentrismo (quasi) insopportabile a me medesima ché io preferisco i margini e non i centri, veniamo al dunque. Qualche mese fa mi sono avvicinata al rockpainting ed ho cominciato a collezionare pietre dalle forme più svariate e a decorarne qualcuna. Le suddette pietre che hanno fatto su e giù per la casa, dalla camera degli orrori alla stanza padronale e viceversa fermandosi di tanto in tanto anche in soggiorno, mi interrogano quasi quotidianamente guardandomi con sospetto. Ma perchè non ci lasci un po’ in pace e non ti rassegni? Con le parole forse qualcosa puoi anche fare, sono più duttili, le puoi manipolare a tuo piacimento ma con noi? Ma che pensi di poterci fare con noi? E quando ti ritiri? Rassegnati, cercati un altro passatempo, datti all’ippica, vatti a fare gli ultimi bagni di stagione. Io incasso il colpo e raramente replico. Ma posso dargliela vinta? Mi ci vedete? Una disfatta così totale dopo averle portate su e giù per la casa negli ultimi sei mesi? Procrastinatrice seriale, è vero ma a tempo debito io poi le faccio le cose eh. Forse la sto facendo troppo lunga. Meglio venire al sodo. Cinque o sei mesi fa ho cominciato a lavorare per Natale, ho cominciato per tempo ché il Natale è una cosa seria a casa di Svirgola e il Natale non si fa procrastinare. In breve, pensando a un presepe diverso, ho prodotto all’epoca la seguente natività:

DSCN6645.JPGChe nessuno si azzardi a ridere, mi raccomando. Sapete quanto ci ho lavorato per arrivare al prodotto finito? Solo Gesù, Giuseppe e Maria sanno quanto mi hanno fatto dannare i loro volti. I visi sono la cosa più difficile da fare e prima di arrivare ad avere dei tratti almeno accettabili quante sbavature e prove, ragazzi! La ieraticità di questa natività è assolutamente casuale e del tutto non voluta. So che non faticherete a crederci.

Non completamente soddisfatta di questa prima natività sempre in quel periodo ho prodotto: due San Giuseppe, due Marie, i bambinelli saranno stati almeno tre, due re magi, due asinelli, due buoi e una lavandaia.  Poi è arrivato il cancro o meglio la diagnosi e mi sono fermata. Ora che però sto un po’ meglio vorrei riprenderlo questo progetto e portarlo a termine nei giusti tempi ed è così che mi sono ripresa tutte le mie pietre e sto riflettendo. I sassi di mare sono tutti un po’ troppo piatti. Le Marie e i San Giuseppe non mi stanno in piedi da soli. Hanno bisogno di sostegni. Gli altri personaggi, che sono venuti dopo, si reggono bene da soli. Ora, delle due l’una. O mi trovo delle pietre morfologicamente diverse e li rifaccio entrambi o devo trovare una soluzione alternativa. Se utilizzo quelli già fatti devo rifargli i connotati del volto ché qualcosa ancora non va. Cosa farà la nostra eroina?

P.S. to be continued

Anche Violette era 048

L’altra sera ho visto Violette. Per essere più esatta mi sono fatta fagocitare da questo film che ho trovato straordinario e mi ha sollecitato a riflettere su tante cose. Non conoscevo la Leduc. Mai letto niente di suo ma ora che so di lei la cercherò e la leggerò.

Nel frattempo ho cercato di saperne di più. Girovagando in rete mi sono imbattuta nella recensione che Sabrina Campolongo ha fatto del suo romanzo  La bastarda, recensione lunga ma puntuale e interessante. La recensione di una scrittrice su una scrittrice.

Qui mi fermo perchè oggi sono davvero a corto di energie.

P.S. L’altro giorno al telegiornale di RAI2 ho visto il video dell’abbraccio a Taranto tra una donna che manifestava contro l’ILVA e un poliziotto. “Siamo tutti 048” diceva la donna … Eh già siamo tutti 048, siamo tutti 048 … è diventato una specie di mantra per me in questi giorni. Siamo tutti 048 , siamo tutti 048, siamo tutti 048 …

Anche Violette è stata 048.