Totem di mare

Annunci

Pennelli: viaggio di ritorno

Dopo un bel po’ di giorni, sono tornata a dipingere con i miei consueti pennelli ché in Olanda i pennelli Van Gogh non li ho trovati. Dopo le pietre, gli ossi di seppia e le tele, siamo arrivati alle egagropile (che si chiamano anche egagropili), ma io preferisco il femminile. Suona meglio. Quindi dicevo che oggi abbiamo sperimentato un nuovo materiale  che è magicamente spuntato dal … cortile. So che qualcuno si aspettava uno dei letti della casa ma a sto giro vi ho fregato. Le egagropile trovavansi in cortile e da lì le ho fatte ingredire fino ad arrivare al mio tinello laboratorio. Ma bando alle ciance, vi faccio vedere che cosa ho combinato oggi nel pomeriggio:

Egagropile.jpg

Svirgola’s Egagropile di Punta Prosciutto

Mi sono entusiasmata con le egagropile, come mi succede con tutte le cose nuove. Mi piacciono. Voi che ne dite?

P.S. Il racconto del viaggio in Olanda verrà al momento giusto. 😉

Galosce selvagge??? Ma anche no …

Il viaggio in Olanda è finito. Uno dei viaggi più belli della mia vita. I bagagli sono stati disfatti ma io sono ancora piena di viaggio. Nei prossimi giorni qualcosa ne scriverò, forse, e posterò qualche foto. Per adesso vi lascio un video mio di qualche anno fa. Le galosce selvagge che non sono servite affatto. Il tempo è stato a dir poco splendido.

Trenitalia … che passione

Stazione d’Ancona, h. 10.10 del mattino. Siamo (quasi) pronti per partire. Accendiamo l’ultima sigaretta dando un’occhiata al monitor. Il treno è in orario. Tra qualche minuto dovrebbe essere qui.  Ah … eccolo qui. La carrozza è la terza e il compagno ci ha visto giusto. La carrozza n. 3 si ferma proprio davanti a noi. Lei esce per prima. Vedo per prima una criniera folta e fulva, poi spunta la sigaretta. L’abito è a fiori su fondo nero. Il resto lo intuisco al volo. Scendono degli altri passeggeri e poi saliamo a bordo noi. Carrozza 3 posti 64 e 66. Ci sistemiamo comodamente e rapidamente e già il treno riprende la marcia, col compagno bello contento Meno male che siamo a favore di marcia. Pochi minuti e torna lei: capigliatura folta e fulva su un abito a fiori. Si abbandona sul sedile di fronte al compagno non prima di essersi prodotta in un sospiro lungo e potente. Si dà un’occhiata attorno e comincia: Ah maledette sigarette. Bisognerebbe proprio smettere eh … ma io non ce la faccio. E dire che mia madre c’è morta e mia zia … l’abbiamo ripresa per i capelli. L’ho ripresa io stessa con quattro medici del 118. Ha preso ad ansimare sull’ultima sigaretta. Le abbiamo dovuto dare l’ossigeno. Non respirava più. Inforco un paio di occhiali da sole e tiro fuori la Settimana Enigmistica. No, no, io non ci parlo no. Comincia male questo viaggio con tutte queste morti … . Il compagno, invece, abbocca ed anche bello e contento. E’ un chiacchierone lui. Tra una orizzontale e una verticale, però, mi arriva bello e distinto il discorso e non posso astrarmene. E così scopro che la zia almeno si è salvata, lei non è morta. Ha smesso (di fumare) ed ora respira. Ah quanto respira bene adesso!!! 

Poi attacca: Dove andate voi? E il compagno: scendiamo al capolinea, Lecce. E lei, io vengo da Cattolica, dove abito da trent’anni. 

Io mi sento un po’ sollevata. Forse si cambia discorso. Fra un’orizzontale e una verticale sorrido.

Intanto lei: Ma è morta Cattolica, non è più com’era un tempo. Ora è morta. Adesso va Riccione. Sta morendo anche Rimini. C’è rimasta solo la droga e la delinquenza a Rimini … ma io non sono di Cattolica, sono abruzzese, di Tortoreto e sto scendendo per un funerale. Mio cugino … è morto di non si sa che cosa. Gli hanno fatto l’autopsia. E’ morto lunedì e gli fanno il funerale venerdì. Strano, no?

La mamma, la zia (ah no, quella si è salvata, Cattolica, il cugino …). Tra un’orizzontale e una verticale, mi verrebbe di suggerire al compagno di toccarsi poco poco ché non si sa mai … e intanto siamo al confine tra Marche e Abruzzo. Io che sono a favore di marcia mi vedo scorrere velocemente accanto Alba Adriatica e a lei che chiede Dove siamo? rispondo “Alba Adriatica” (che è un bel nome tra l’altro che fino a ieri non avevo mai notato) e lì comincia un certo sbrilluccichio negli occhi della fulva. Che emozione! Che emozione! E’ la prima volta che torno  nella terra mia dopo tanto tempo. Che emozione! Quindi siamo vicini a Tortoreto? Che emozione.

Tempo qualche minuto ed eravamo a Tortoreto e lì lei si è agitata indicando un punto che vedeva solo lei  e gridando: Quella è la strada dove sono nata e quello è l’istituto agrario … che emozione!!!

Tra un’orizzontale e una verticale, mi si sono riempiti gli occhi di lacrime, dietro gli occhiali da sole perchè la fulva ha emozionato pure me sull’intercity  Bologna-Lecce del 17 agosto 2017. A Giulianova è scesa. Io mi sono guardata attorno con curiosità facendo scivolare lo sguardo sulle colline sopra la stazione.

Non vi racconto il resto del viaggio se non per sommi capi. Il treno è arrivato in orario. E dopo una mezzoretta siamo arrivati a casa nostra a Torre Lapillo. Di sera poi, siamo andati a trovare la genitrice e siamo inciampati nella processione che io ho filmato per un piccolo pezzo. Io adoro le “processioni”. Il fervore devozionale mi fa sempre fremere una corda del cuore. Ed è così che la serata si è chiusa su un’altra emozione. Insomma una giornata densa di emozioni!

Il primo video l’ho fatto io ieri sera. Il secondo è il magnifico racconto che Mino De Santis fa delle feste patronali. Se decidete di sceglierne solo uno, prendete il secondo che è meglio. 😉

 

P.S. Ed ora vado a prepararmi la valigia per l’Olanda ché domani si riparte …

Per accompagnarti …

Per accompagnarti … io ti accompagnerei, anche se so per esperienza che certi viaggi sono sempre in solitaria, o almeno così sembra, certe volte.

Poi capita che nel percorso ci si giri a guardare anche solo di tre quarti per ritrovarsi appresso il nostro stuolo di fantasmi, una sorta di silenzioso seguito, fastidioso come certe mosche appiccicaticce nei giorni d’estate.

Per accompagnarti … ti accompagnerei e come dalle mosche d’estate t’arriverà il ronzio che non saprai tacitare.

 

Ferragosto al parco del Cardeto e oltre

Odio le feste comandate con tutte le loro frenesie. E’ un odio profondo che viene da lontano e non è un antipatico arricciarsi di naso radical chic e un poco snob. Adoro, al contrario, chi sa abbandonarsi al clima della festa, in semplicità. Ieri io e il compagno abbiamo vagato per tutta la mattina nel Parco del Cardeto, qui in Ancona. Da lontano abbiamo guardato il Campo degli Ebrei, tutto sbarrato da ringhiera e cancello chiuso a lucchetto. Il Cimitero degli Inglesi sempre barrato e chiuso a lucchetto l’abbiamo vagamente percepito, passandoci accanto, tutto pieno di vegetazione e rovi così com’è. Siamo quindi arrivati al faro ottocentesco. Poi da lì, prendendo il sentiero dello Scataglini, abbiamo preso a scendere, fotografando la città dall’alto fino a incontrare un gatto bellissimo a quasi fine percorso, che ci ha guardato con aria un poco ironica. Da lì ci si è aperta Ancona vecchia. Deserta di avventori e di rumori. Chiese, bar e negozi rigorosamente chiusi, come conviene a una città che si riversa tutta al mare nel dì ferragostano. Ci sarebbe piaciuto concludere con la pinacoteca, salvo  scoprire che era chiusa e non solo per il dì di festa ché chiusa è per la maggior parte del tempo.

Ci siamo consolati con un bel pranzo luculliano che Luisa ci ha preparato, tanto per cambiare e ora dopo ora abbiamo atteso la fine del ferragosto dormicchiando e sgranocchiando noccioline e ceci tostati. Punto.